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Per il Terzo Settore una formazione che crei “legami di comunità”

gori

26 Nov Per il Terzo Settore una formazione che crei “legami di comunità”

Come formare in maniera adeguata il management di cooperative e imprese sociali e più in generale delle realtà del Terzo Settore, alla luce delle novità introdotte dalla Riforma? La formazione può davvero rappresentare un vantaggio competitivo? Ne abbiamo parlato con il professor Luca Gori, Scuola Superiore Sant’Anna – Istituto DIRPOLIS.

Professor Gori, alla luce delle novità introdotte dalla Riforma, quali sono a suo parere gli aspetti su cui le realtà del Terzo Settore dovrebbero focalizzare il proprio impegno formativo?
Una prima indicazione che mi sento di dare è quella di iniziare a studiare la Riforma nella sua complessità e vastità. Siamo abituati ad approcciarci al Terzo Settore ‘per compartimenti stagni’, ciascuna realtà facendo riferimento alla propria legge specifica. La Riforma invece, seppur in maniera non perfetta, delinea un sistema dal carattere unitario (il Terzo settore, appunto), in cui gli operatori dovranno sapersi muovere agevolmente per cogliere le nuove opportunità. Soggetti diversi, con qualifiche giuridiche differenti, si troveranno sempre di più entrare in contatto e a fare rete tra di loro.

Alcune parti della Riforma non sono ancora del tutto vigenti…
Io sono dell’idea che in questo momento aspettare non paghi. È vero che alcune parti della nuova normativa non sono ancora efficaci, ma altre sono già. In ogni caso la Riforma traccia delle linee di tendenza rispetto alle quali non si può stare fermi. Anche laddove le norme non sono immediatamente applicative, la linea indicata è chiara. Occorre iniziare a introdurre, ciascuno per quanto attiene al proprio ruolo, trasformazioni organizzative, metodologiche e gestionali all’interno delle proprie organizzazioni. Ma vi è di più: conoscere i contenuti della Riforma inoltre dà la possibilità di poter formulare proposte di cambiamento ai tavoli nazionali, regionali e locali. Il mio consiglio è di essere presenti e tempestivi.

Come attrezzarsi sul piano della formazione per affrontare le nuove sfide dell’impresa sociale? Quali opportunità offre un corso di alta formazione come La riforma del Terzo settore. Novità, problemi e percorsi di attuazione della Scuola Superiore Sant’Anna?
È importante predisporre una formazione ad ampio raggio per la parte normativa. Già da oggi occorre ad esempio iniziare a riflettere e a studiare dentro il Terzo Settore modelli ed esperienze di successo provenienti dall’interno del settore stesso. È necessario creare infrastrutture di conoscenze, trasformando casi di successo in modelli replicabili. Il corso della Scuola Sant’Anna ha un taglio giuridico: vengono approfonditi lo stato dell’arte della normativa e le prime interpretazioni, il rapporto con la Pa… Accanto a questo ci sono altre competenze importanti da acquisire, come la raccolta fondi, le nuove forme di pubblicità e trasparenza, le metodologie di valutazione d’impatto sociale.

La formazione può rappresentare un vantaggio competitivo?
La formazione sta diventando un vantaggio competitivo tra i più rilevanti: una formazione calibrata, pensata, che deve essere in grado non soltanto di informare, ma anche di creare legami di comunità. Una formazione che non significa solo somministrare delle informazioni, ma che si fa essa stessa legame, diventa un’occasione per ripensare la propria organizzazione in sé e nel rapporto con gli altri soggetti e per riflettere sugli obiettivi di cambiamento possibili. Se la riforma e la formazione sulla riforma sono intese solo come mero adeguamento degli statuti, sarà un fallimento.

Che ruolo avrà secondo lei l’innovazione tecnologica nell’ambito di questi processi di cambiamento?
L’innovazione tecnologica sta investendo il Terzo Settore in tutta la sua ampiezza, ponendolo di fronte alla sfida del cambiamento.
Le stesse professionalità di cui avrà bisogno il Terzo settore saranno molto diverse rispetto al passato e, ancora una volta, l’investimento in formazione appare centrale. Quale sarà l’impatto dell’innovazione tecnologica sulle «finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale» che la legge pone come obiettivo dell’attività degli enti del Terzo settore? E’ questa una delle sfide più avvincenti per il Terzo settore.